Se c’è una cosa in cui Napoli ha raggiunto la perfezione assoluta, è senza dubbio la pizza. Nessun altro piatto rappresenta così bene la tradizione campana, al punto da essere diventato un simbolo italiano riconosciuto e amato in tutto il mondo, spesso imitato ma mai davvero eguagliato.
Quando si parla di vera pizza napoletana, però, bisogna fare un passo indietro rispetto alle infinite varianti gourmet e alle interpretazioni moderne: la tradizione autentica è essenziale, rigorosa e sorprendentemente semplice. Le pizze “classiche” della scuola napoletana sono infatti soltanto due: Margherita e Marinara.
Due ricette iconiche, basate su pochi ingredienti genuini, che racchiudono tutta l’essenza della cucina italiana: qualità, equilibrio e rispetto della materia prima. Da una parte la Margherita, con pomodoro, mozzarella filante e basilico fresco; dall’altra la Marinara, essenziale e decisa, con pomodoro, aglio, origano e olio extravergine d’oliva.
Nelle vere pizzerie napoletane della tradizione, sono proprio queste le due protagoniste indiscusse del menu. Scopriamole nel dettaglio.

Le origini della pizza Margherita e Marinara: storia e tradizione napoletana
La pizza Margherita è oggi uno dei simboli più riconoscibili dell’italianità nel mondo, grazie anche ai suoi colori che richiamano la bandiera nazionale: il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella e il verde del basilico.
La sua origine ufficiale risale al 1889, quando il pizzaiolo napoletano Raffaele Esposito venne incaricato di preparare alcune pizze per il re d’Italia Umberto I e la regina Margherita di Savoia, ospiti alla Reggia di Capodimonte. Tra le varianti proposte, la sovrana scelse proprio quella più semplice, con pomodoro, mozzarella e basilico. Da quel momento, quella combinazione prese il nome di “Margherita”, contribuendo a diffonderne la fama.
In realtà, questa ricetta era già ampiamente diffusa nella tradizione popolare napoletana: Esposito non ne “inventò” gli ingredienti, ma ebbe il merito di darle un nome e una consacrazione ufficiale.
Anche la pizza Marinara vanta origini ancora più antiche. Nata a Napoli intorno al 1734, deve il suo nome non al pesce o ai frutti di mare, come spesso si pensa erroneamente, ma ai marinai del porto di Napoli, che la consumavano come pasto semplice, economico e facilmente conservabile.
La sua ricetta è essenziale ma ricca di carattere: pomodoro, aglio, origano e olio extravergine d’oliva. In origine era conosciuta proprio come “pizza all’olio e pomodoro”, prima di assumere il nome con cui la conosciamo oggi.

Come riconoscere una vera pizza napoletana
Diffidate dalle imitazioni: la vera pizza napoletana non ha bisogno di eccessi o combinazioni elaborate. La sua forza sta proprio nella semplicità, costruita su pochi ingredienti autentici e legati al territorio, lavorati con rispetto e tecnica.
Il pomodoro, innanzitutto, deve essere di alta qualità, preferibilmente San Marzano DOP o comunque pomodori pelati dolci e poco acidi. La salsa non è mai eccessiva: deve avvolgere l’impasto senza coprirne il sapore, mantenendo equilibrio e armonia.
La mozzarella, nella versione Margherita, deve essere fresca e ben asciutta. La tradizione napoletana predilige la mozzarella di bufala campana DOP oppure il fiordilatte, tagliati e lasciati scolare per evitare di “bagnare” troppo la pizza in cottura.
L’impasto è un altro elemento fondamentale: acqua, farina, lievito e sale, lavorati con cura e lasciati lievitare a lungo, anche 24 ore o più. Questo processo rende la pizza leggera, soffice e altamente digeribile.
Poi c’è la preparazione, dove entra in gioco la vera maestria del pizzaiolo. La pizza napoletana viene stesa a mano, senza mattarello, per non compromettere la struttura dell’impasto. La cottura avviene in forno a legna ad altissima temperatura, in pochissimi minuti, creando il suo tratto distintivo più famoso: il cornicione. Alto, morbido, leggermente alveolato e con tipiche macchie di cottura (le cosiddette “leopardature”), è il segno inconfondibile di una pizza fatta a regola d’arte.
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